10 modi di dire art de la table

A Palazzo Reale, Milano, fino al 15 febbraio, “Conviviando” mette in scena l’arte della tavola: storia, estetica ed evoluzione della mise en place, in una raffinata mostra curata da Cinzia Felicetti, direttrice di Marie Claire Maison Italia. Pronti a lasciarvi ispirare?

Barocca, rococò, vittoriana, romantica, minimale, sofisticata, edonistica, eclettica, moderna e futuribile. A ogni epoca (e a ogni gusto) la sua mise en place. Scenografia dell’essere, rappresentazione di sé e della società, gioco perpetuo tra arte e idealità, che Marie Claire Maison Italia ha deciso di raccontare in un allestimento suggestivo – e curatissimo, grazie allo styling dello studio Bruno Tarsia – all’interno dell’Appartamento del Principe di Palazzo Reale a Milano. 10 stanze per 10 epoche e stili che, dialogando con 10 film icona, sintetizzano altrettanti modi di dire “art de la table”, dal 1600 a oggi. Scopriamoli insieme e non lasciatevi sfuggire l’occasione di prendere spunti (e appunti) per allestire le vostre tavole!

1) Lo sfarzo Barocco 

Se credete che l’eccesso che non sia mai eccessivo, amate la teatralità, gli ambienti sfarzosi, e volete mettere in risalto il vostro estro, sulla tavola barocca troverete pane per i vostri denti. Ispirata al film Vatel (2000) di Roland Joffé e quindi al mondo del (davvero poco sobrio) Re Sole, è il trionfo del Banchetto con la B maiuscola: un tripudio di allestimenti, un elaboratissimo esercizio di stile, dove fiori, frutta e verdura si rincorrono a creare vere e proprie sculture vegetali.

Il nostro consiglio: esagerate pure, quando si parla di barocco è tutto (o quasi) concesso.

2) Il delicato Rococò 

Chi non ha desiderato almeno una volta nella vita di essere la Marie Antoniette di Sofia Coppola (2006), nei suoi giorni più felici e leggeri? Potete provare a mettervi nei suoi panni, divertendovi con arredi dal gusto rococò, tardo settecentesco. Uno stile che conserva tutto l’amore per la decorazione del precedente Barocco, ma ne alleggerisce forme, pesi e nuances, un trionfo di toni pastello, tributo ai quadri di Jean-Honoré Fragonard e François Boucher. Perfetto per gli appassionati di porcellana, che in questo periodo inizia a invadere la tavola scalzando l’uso del metallo.

Il nostro consiglio: non iniziate a fare incetta di dolcetti e pasticcini come se non ci fosse un domani, potrebbe essere molto rischioso…

3) L’eleganza Vittoriana

Meno sfarzo, più etichetta. L’epoca della regina Vittoria fu l’età incontrastata dei picnic (l’Emma di Jane Austen e l’omonimo film di Douglas McGrath del 1996 insegnano): déjeuner sur l’herbe in versione british style, dove la qualità delle relazioni intessute, delle conversazioni intavolate (è proprio il caso di dire) andava di pari passo con la cura maniacale del servizio e degli allestimenti en plein air. Porcellane, posate, coppe, bicchieri, insieme agli immancabili servizi da tè, venivano adagiati e posizionati con cura tra ombrellini da sole e ceste di vimini contenenti, tra le altre leccornie, sandwich di ogni tipologia, dai salati ai dolci, come i panini allo zenzero o quelli alla frutta.

Il nostro consiglio: non dimenticate a casa la vostra edizione preferita di Jane Austen. Leggerla durante un picnic in stile avrà tutto un altro sapore!

4) Il romantico Ottocento 

Nella seconda metà del 1800 la sala da pranzo si fa protagonista. Cuore della borghesia in ascesa, diventa immagine del prestigio della famiglia. È questo il secolo che segna il passaggio epocale dal servizio “alla francese” – presentazione flamboyant di tutte le pietanze sul desco – al più disinvolto servizio “alla russa” (per il quale bisogna ringraziare l’ambasciatore dello zar a Parigi, Alexander Kurakin, che lo introdusse in Europa occidentale), che affida a inappuntabili camerieri l’arrivo di ogni portata con la pietanza già nel piatto. È il momento in cui gli oggetti della tavola cercano un accordo anche con i decori vegetali: frutta e verdura s’intonano agli arredi come nel Gattopardo di Luchino Visconti (1963), dove dalie, crisantemi e garofani che circondano la meravigliosa coppia Cardinale-Delon, “scandiscono la temperatura emotiva dei rivoluzionari anni tra il 1860 e il 1910”.

Il nostro consiglio: ispiratevi a questo stile soprattutto se siete in cerca di dritte sugli abbinamenti.

5) Il minimalismo d’inizio secolo
Candido minimalismo aristocratico d’inizio Novecento per la tavola ispirata alle ambientazioni sfumate ed estremamente eleganti di Morte a Venezia, sempre Visconti, 1971. Il bianco la fa da padrone, l’esclusività emerge da una semplicità ricercatissima: una pagina immacolata dove il colore bruno di piccoli dettagli rimarca il nitore e la luminosità – sottilmente decadenti – di tutto l’insieme.

Il nostro consiglio: cimentatevi con queste ispirazioni durante la bella stagione e non dimenticate un dress code a tema.

6) Il sofisticato Novecento
E arriviamo ai primi decenni del XIX, seduti alla tavola di Coco Chanel & Igor Stravinsky (Jan Kounen, 2009). L’allestimento gioca con monocromie nette, un alternarsi deciso di balck & white, che si accompagna a un’attenzione estrema rivolta al dettaglio. Da cui non sfuggono i decori floreali che delle privilegiano il fascino camelie, regali e ricche di storia, letteraria e non solo.

Il nostro consiglio: badate a tutti e cinque i sensi e, prima di sedervi a tavola, spruzzate in aria due gocce di Chanel n.5.

7) L’edonismo Art Decò

Gli Anni Venti ruggiscono e anche a tavola si celebra l’Art Decò: stile volumetrico e sintetico è, allo stesso tempo, voluttuoso e sensuale. Ricco e sfavillante, è maschile nel rigore, femminile nell’opulenza. In una parola: eclettico. Si fanno spazio materiali come l’alluminio, l’acciaio inossidabile, lacche, legni intarsiati e pelli, insieme a decori a zigzag, a scacchi, e forme squadrate. L’oggetto cult, in anni di roboante divertimento, occhieggia dalle vetrinette di ogni salotto che si rispetti: è il bicchiere, uno per ogni diverso alcolico da assaggiare, a partire da gin e champagne. Il Grande Gatsby di Jack Clayton (2013) dovrebbe suggerirvi qualcosa…

Il nostro consiglio: potete azzardare un allestimento “Roaring Twenties” a una sola condizione: che a casa abbiate almeno 4 diversi servizi di bicchieri al completo (con 6 andrete più sul sicuro).

8) L’eclettismo anni Sessanta

E saltiamo ai favolosi Sixties, gli anni del boom economico che mettono a tavola per la prima volta una spiccata personalizzazione. Poco incline a dettami istituzionalizzati la mise en place, nel frattempo ridotta nelle dimensioni, non dimentica cura ed eleganza, ma le “customizza”. Influenze hippy e orientali si contaminano dando vita a cromie audaci – senza mai essere troppo esuberanti – e motivi esotici.

Il nostro consiglio: prima della vostra prossima cena romantica andate a riguardarvi Colin Firth e Julianne Moore in A Single Man di Tom Ford (2009), sarà d’aiuto!

9) La modernità attuale

Ecco forse l’allestimento a tutti noi più familiare. Partiti dagli sfarzi del Re Sole, nell’arco di oltre tre secoli, la tavola arriva a concentrarsi sempre più sulla sintesi e la funzionalità. Una “evoluzione della specie” che racconta non solo il cambiamento di abitudini alimentari (in alcuni casi anche drastico), ma anche, e forse soprattutto, di abitudini sociali e stili di vita. L’abbandono della tavola come cuore pulsante della quotidianità, singola e famigliare, del cucinare a casa concepito anche come atto culturale, porta oggi a mitizzare figure come quella degli chef, diventati i veri guru della modernità. Proprio come accade in Io sono l’amore (2009) di Luca Guadagnino (lo ricordiamo, in questi giorni al cinema con uno splendido Call me by your name).

Il nostro consiglio: se volete perfezionare il vostro gusto, “studiate” gli arredi e lo styling dei film del regista palermitano, sono una fonte inesauribile d’ispirazione!

10) L’enigma del futuro 

E domani? Come sarà la nostra tavola di domani? Lasciando a ognuno la propria visione di futuro, quella proposta da Marie Claire Maison, ispirata dal film Ex Machina di Alex Garland (2014) strizza l’occhio più alla fantascienza che con a tavole imbandite e pietanze succulente. La sintesi diventa totale, fino a smaterializzare colori, vivande e oggetti. Gli ori, i neri, i pastelli si annullano in un bianco che abbaglia, traslucido e quasi trasparente; il cibo si micronizza. L’art della mise en place, nel prossimo futuro, parlerà forse più facilmente il linguaggio dell’arte vera e propria (e di quella concettuale in particolare), saziando oltre ai sensi, la mente.

E voi come vedete la vostra tavola di domani?

“CONVIVIANDO – L’arte della tavola tra passato e futuro” è promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, HOMI – Il Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano e curata da Cinzia Felicetti, direttore responsabile di Marie Claire Maison Italia; styling Bruno Tarsia Studio.

Fino al 15 febbraio 2018, Palazzo Reale, Milano
Orarilunedì 14.30 -19.30; martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30; giovedì – sabato 9.30 – 22.30
Ingresso: gratuito

palazzorealemilano.itwww.marieclaire.it/Casa

FOTO MIRKO CECCHI

(Lucia Portesi - BOOP.NEWS)

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