DOPO LA PRIMA/ La donzelletta, la vecchierella e la siepe tagliata. Leopardi è vivo (e lotta insieme a noi)

E il naufragar m’è dolce in questo mare. Applausi, leggerezza, sorrisi, un po’ di imbarazzo. Si è chiuso con un Infinito recitato in coro, insieme a tutto il pubblico della prima, lo spettacolo in scena al Teatro Vascello, Lavia dice Leopardi in cui l’attore si cimenta nella recitazione e interpretazione di alcune poesie dell’ineguagliato maestro di Recanati.

E proprio i momenti dell’interpretazione, in cui Lavia instaura un dialogo con le poesie di Leopardi – in apertura Il sabato del villaggio e in chiusura l’Infinito – sono quelle più brillanti e appassionanti con il pubblico sospeso tra la nostalgia per quei versi forse non letti da troppo tempo e le emozioni che sono ancora (e sempre) capaci di scatenare. La spiegazione in questo caso non appesantisce perchè non è analisi scolastica, ingabbiamento in definizioni, regole e preconcetti, in letture trite e ritrite che mirano a destrutturare il testo del poeta. La spiegazione è amore, passione, vita che si spiega nei versi e continua a diffondere energia. Il passare dei secoli non conta, le parole sono così immediate e perfette che subito inquadrano la scena e così eccola quella donzelletta, che vien dalla campagna, ci sembra di averla lì, come vicina di posto a teatro, che si adorna di rose e di viole per lo spettacolo della sera. Ma anche la vecchierella, intenta a filare, spettro insieme alle compagne delle Parche dispensatrici di vita o di morte, o il zappatore. Per non parlare della siepe, protagonista indiscussa dell’Infinito, quella siepe davanti al quale il poeta si sedeva e immaginava il paesaggio al di là, le colline di Recanati, come immense e interminabili.

Qui l’abilità dell’uomo di teatro navigato, da solo in scena per un’ora e mezzo, capace di tenere i suoi spettatori inchiodati alla sedia, prima della prova finale della recita ad alta voce. E di tirare fuori l’aneddoto di quella volta in cui a Recanati, nel giardino che ora si chiama Infinito, chiese a una guida che fne aveva fatto la siepe e gli fu risposto che era stata tagliata per far spazio a un muretto, per permettere di ammirare il paesaggio. Ma come quella siepe che aveva dato origine a tutto, tagliata, è mai possibile? Un vero peccato, ma si sa, a noi moderni piace la pappa pronta, non siamo più abituati a immaginare, a sederci per terra a pochi passi dalle piccole e morbide foglie della siepe e a vedere l’Infinito. Meno male che Leopardi ci ha lasciato quei versi e che dopotutto chiudere gli occhi non sempre ci impedisce di vedere. Al contrario, in certi casi è l’unico modo per non addomesticare troppo il nostro pensiero. E dopo questa recita dell’Infinito insieme agli spettatori del Vascello il mondo è un po’ migliore, dice Lavia. E noi con lui.

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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