INTERVISTA/ Giovanna Monguzzi, vincitrice del premio Boop per Ridefinire il gioiello

Giovanna Monguzzi è la vincitrice del premio boop per la sesta edizione del concorso Ridefinire il gioiello, ideato dalla milanese Sonia Patrizia Catena nel 2010, un progetto che ha coinvolto più di 2.000 creativi con l’obiettivo di intercettare e stimolare il fermento creativo del gioiello contemporaneo dando vita ad un circuito sinergico e in continuo movimento.

Dal 17 giugno il Museo del Bijou di Casalmaggiore ospita 41 gioielli inediti riuniti nella selezione di quest’anno fatta dalla curatrice, un omaggio alle parole preziose di libri che ci hanno cambiato la vita. Un sorprendente percorso espositivo che metterà in scena gioielli contemporanei, o meglio, piccoli libri d’artista indossabili, ove ogni parola diventa materia preziosa che incanta e meraviglia.

Questa la descrizione della creativa, riportata nella presentazione del concorso, che abbiamo intervistato per voi: “Perle di carta bianca, semplici, essenziali, che riportano parole scritte piene di significato. Una collana che prende forma solo nella sua interezza dove le parole sciolte si legano tra di loro tramite un filo argenteo e si completano, divenendo poesia”.

Come nasce l’idea del gioiello premiato?

Volevo che le parole della poesia fossero in qualche modo leggibili e visibili, che nel gioiello trasparisse e fosse chiaro il riferimento allo scritto. Ho provato con diversi materiali a realizzare questa idea, mi piaceva che le parole risaltassero su una superficie bianca, pura, leggera, e nello stesso tempo lasciassero un attimo di respiro tra loro per poterle assaporare nella loro unicità. Di questa collana mi piace molto la semplicità, una semplicità però ricca di emozioni.

Quali sono le sue fonti di ispirazione? 

Mi piace spaziare in diversi ambiti, dal girovagare nei piccoli mercatini di paese ad andare a visitare mostre di arte contemporanea e di fotografia.

Quali i materiali privilegiati nel creare le sue opere? 

Mi piace dare nuova forma alle cose reinventandole, seguendo un mio gusto personale. Lavoro con materiali diversi, che variano dalla carta al feltro, ai materiali di riciclo. Utilizzo ogni tipo di carta per creare copertine personalizzate per quaderni e album. Biglietti per eventi particolari. Dalla lana cardata lavorata con acqua e sapone ottengo il feltro per cappelli, borse, pantofole, stole ecc.. Ho lavorato la plastica dei sacchetti della spesa con l’uncinetto per realizzare cestini e nuove borse. Assemblo affascinanti gioielli di plastica e carta o con materiali alternativi quali scarti di pietre. Sono sempre alla ricerca di nuove interpretazioni e di materiali innovativi, cogliendo le occasioni che mi si presentano quotidianamente per trasformare elementi “poveri” in manufatti di pregio. Con un pizzico di gusto si può creare meraviglie mettendo in risalto armonia e bellezza anche da ciò che appare ordinario.

Parlando di poesia, come il concorso, quali sono i suoi autori di riferimento? 

Non ho autori preferiti a cui faccio riferimento. Per lo più sono incontri casuali, come quello di questa poesia. Ho letto questa poesia di Pessoa in un momento particolare e avendomi colpito l’ho messa da parte, quando poi ho letto il bando di questo concorso il pensiero è andato subito a questo scritto. L’idea di questo gioiello è partita proprio dalla poesia e da ciò che mi aveva suscitato.

 

DEVE CHIAMARSI TRISTEZZA, (19 agosto 1930)

Deve chiamarsi tristezza questo

Che non so cosa sia che

M’inquieta senza sorpresa,

nostalgia che non desidera.

Si tristezza, ma quella che

Nasce dal sapere che

Lontano vi è una stella e 

vicino v’è il non averla.

Sia quel che sia, è quello che ho

Tutto il resto è tutto.

E lascio andare la polvere che prendo

Dalle mani piene di polvere.

 

Prossimi progetti artistici o di produzione creativa. 

Realizzo lavori in feltro completamente a mano grazie ad un’antica tecnica, dove partendo dalla lana cardata e con il solo utilizzo di acqua saponata e delle mani creo pezzi unici molto particolari: quali stole da indossare sulle spalle, cappelli, pantofole, collane. Mi piace dare nuova forma alle cose: in questo caso le fibre della lana con il sapone e l’uso delle mani si legano tra di loro, in modo irreversibile, dando vita ad un manufatto sempre diverso. Mi piacerebbe, con questa attività, organizzare laboratori di manualità artistica, dove sia possibile ritagliare un momento per riscoprire piaceri semplici e antichi. Dove si lavora in gruppo, perché è bello ritrovarsi insieme per dare forma al lavoro, al tempo, alla creatività e perché in gruppo si può condividere, imparare, aiutare, confrontarsi, crescere. La realizzazione del “pezzotto” in feltro è, dunque, solo un pretesto per riappropriarsi di un piacere e di un sapere, ma dà luogo alla creazione di qualcosa di bello che prima non c’era: la lana cardata si trasforma nelle nostre mani e diventa un pannello da appendere alla parete, una borsa, un coprivaso, un pezzo d’arredamento… Oppure incontra altri “pezzotti” e allora dà vita a un’opera complessa, specchio delle tante mani che hanno lavorato insieme.

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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