INTERVISTA/ La vita ardimentosa della prof scrittrice Isabella Pedicini

Di recente uscito per Laterza, La vita ardimentosa di una prof, di Isabella Pedicini, insegnante appassionata e scrittrice brillante, che in questo volume racconta le sue giornate con gli studenti tra mille peripezie e un impegno costante per appassionarli. Un mestiere di enorme responsabilità, non sempre (quasi mai) in Italia valorizzato a pieno.  Che questo volume sia stimolo per tutti a rivalutare il ruolo degli insegnanti e valorizzare al massimo il loro lavoro.

 

Come nasce l’idea di questo libro? 

L’idea di questo libro nasce dalle giornate trascorse in classe e più precisamente dai dialoghi quotidiani tra me e i miei studenti. L’insegnamento è un’attività molto appassionante e creativa, è un mestiere che non conosce la noia poiché tutti i giorni hai a che fare con gli alunni – nel mio caso adolescenti – e con il loro punto di vista sul mondo. Rappresenta sempre un confronto in cui chi insegna, ogni volta, impara. Spesso mi è capitato di tornare a casa dopo la scuola e di riportare, su Facebook, dei botta e risposta che durante la mattinata si erano verificati tra me e i ragazzi. Delle loro frasi che mi avevano particolarmente colpito. Partendo da questi dialoghi, la casa editrice Laterza mi ha chiesto di provare a immaginare un libro in cui raccontare la mia esperienza di giovane professoressa precaria. E così è stato.

Definisci ardimentosa la tua vita da prof, in che senso? 

Ardimentosa è la vita di tutti i docenti poiché gli insegnanti sono chiamati a ricoprire un ruolo delicato di enorme responsabilità sociale e civile. Inoltre non è un lavoro semplice: gli alunni, di qualsiasi età, sono molto impegnativi, sia intellettualmente per quel che riguarda le conoscenze da trasmettere, sia fisicamente perché fare lezione è anche una prova di voce, di presenza nello spazio, di concentrazione – altrimenti i ragazzi non ti ascoltano. In più, nel libro racconto le peripezie quotidiane dei prof precari e le tappe del percorso a ostacoli necessario in Italia per diventare docenti che non può essere intrapreso senza ardimento.

Che rapporto hai con i tuoi studenti? 

Solitamente molto buono. Insegnando storia dell’arte negli istituti superiori (dove, fatta eccezione per i licei artistici, sono previste soltanto due ore a settimana nel triennio conclusivo), di norma ho nove classi e quindi un numero sterminato di alunni. Certo, ci sono classi con cui entri in maggiore sintonia e classi più complicate, ma è un dato normale e fisiologico: a volte i ragazzi ti fanno infuriare, tuttavia il rapporto che si crea tra gli studenti e i docenti è sempre speciale. Inoltre, presto o tardi, gli alunni ti dimostrano come il tuo lavoro sia servito a qualcosa e quest’aspetto è straordinario.

In passato hai scritto con successo anche di food, è un filone che hai abbandonato? 

Ho scritto due libri sul tema, Ricette Umorali e Ricette Umorali. Il Bis (entrambi Fazi Editori), ma più che parlare di food in senso stretto, ho utilizzato il potere evocativo del cibo per raccontare delle storie. Anche le ricerche nel campo della storia della fotografia (il saggio su Francesca Woodman e quello su Mimmo Jodice entrambi per Contrasto) proseguono. Probabilmente le mie pubblicazioni, seppure spazino dalla saggistica alla narrativa, hanno tutte in comune, alla base, un discorso sulle arti visive declinato in maniera differente secondo il genere del testo. Anche l’ardimentosa vita è quella di una prof di arte.

Progetti futuri? 

In primavera partirò con una rubrica di recensioni di libri d’arte.

 

Prossime presentazioni 

Le prossime tappe sono: 31 marzo a Benevento presso il Museo del Sannio; 3 aprile a San Giorgio del Sannio (BN) presso il circolo culturale Il Bibliofilo; 6 aprile a Roma presso la libreria I Trapezisti. Il resto del calendario è ancora in via di definizione.

 

La foto di Isabella Pedicini è di Chiara Pasqualini

 

Contatti

www.isabellapedicini.it

info@isabellapedicini.it

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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