INTERVISTA/ Quel #quartierinogauchecaviar di Bologna che piace tanto a Ivo Stefano Germano

Sneakers rosse eppur bisogna andar. Non un andar qualunque, ma ritmato delle abitudini di un quartierino molto particolare, situato nel centro di Bologna, un quartierino oggi a sinistra (ma storicamente il contrario), gauche appunto, ma anche caviar, che non si fa sfuggire abitudini deliziosamente snob con una falsa apertura democratica.  Il libro “#quartierinogauchecaviar” edito dalla casa editrice bolognese Pendragon, è stato scritto dal sociologo Ivo Stefano Germano, che già ne aveva sperimentato a puntate lo storytelling (imprescindibile termine del dizionario del quartierino) su Facebook.

 

Un libro nato da Facebook?   

Su Facebook nacque la possibilità di seguire la mutazione antropologica, tre puntini dopo tre puntini…dal 6 giugno 2016 secondo uno schema “Vivaldiano” in quattro stagioni. Per farlo mi sono servito degli occhi di un bambino, Cassio e della sua famiglia gauchecaviarissima: CarloMaria e Desdemona, genitore uno, genitore due, Allegra, Selvaggia e il dolce Cassio. Non ho inventato nulla rispetto a quanto fatto da certa musica, letteratura di genere. Soprattutto cinema, appunto, di genere. Con una piccola ambizione, cioè spiegare il gioco di specchi del quartierino, tre o quattro strade, non di più come Fruttero e Lucentini, Edmondo Berselli (cui è dedicato il mio librino) hanno insegnato rispetto alla realtà. Con un tocco dada cui non sfuggire. L’occasione del cambio di colore politico al quartiere era troppo ghiotta per farsela sfuggire, soprattutto dal punto di vista dell’adeguamento delle élites.

Come si vive nel quartierino?

Al quartierino non si vive. Si fa storytelling di se stessi, una volta tolta la volontà resta la rappresentazione. È una piccola Versailles dell’urbana style, la palinodia della gentrificazione. Il libro è un pamphlet antropologico e sociale, come ben individuato nell’autentica prefazione di Roberta Paltrinieri. L’importante è scegliere le parole giuste anche se retoriche senza mai e poi mai fare caso ai fatti. Un microcosmo perfetto per dimostrare la “pesantezza” della società liquida. Svagatamente gauchecaviar, bio, socialite, anche se nessuno sa cosa significhi realmente. Dove si viaggi tanto, quello sì. Le risposte poi son sempre carine. Del resto la colf diventa “la ragazza che ci da una mano” e le amiche, mamme di scuola: bimbe. Proprio così.

Oltre alle sneakers rosse cosa prevede il dresscode del luogo?

In caso di neve, sempre che si sia avuto tempo di farlo indossare ad “una delle ragazze che ci da una mano” parka in oca della Groenlandia, una qualunque “scarpa da stronza”, alias zoccolo danese, tunichetta da nata magra per volere e censo, colbacchi tanti. Gli uomini giacca sartoriale, maglietta, pantalone da working class, adidas samba e Internazionale che spunta dal parka.

Traduci il quartierino in sintesi per i non bolognesi.

Il genius loci particolare del Quartiero unisce uno spicchio di città i cui confini storici sono Via Rialto angolo Orfeo, Santo Stefano angolo Guerrazzi, Castiglione dentroporta, via Castellata. Las Vegas dove è disdicevole passare mangiando un panino al prosciutto.

Per il Natale cosa si dice dalle vostre parti?

Il Natale, come sempre, si festeggerà o si maledirà fuori dal quartierino. Si viaggia molto e si producono distinguo a più non posso. Ovviamente a sinistra.

 

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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