NEW LOOK/ Dall’elettronica al fashion, le performance di Canedicoda

È un visual artist, molto noto anche nell’ambiente dell’elettronica: è un performer molto acclamato in festival italiani e internazionali. Nome d’arte Canedicoda. Alla passione per il suono, ha sempre associato quella per le arti figurative, tanto da creare un progetto tutto suo di
t-shirt molto speciali: stampate a mano, in pezzi unici e serie limitate.

Su cosa si concentra prevalentemente la tua attività artistica?
Adoro la musica e il segno in generale. Utilizzo varie tecniche e il tutto ritorna sempre alla mano, ad un gesto, qualcosa di concreto e tattile. Mi piace lavorare d'istinto e per me è meraviglioso poi scoprire come le cose si incastrino, creando nuove visioni e dandomi stimoli per riflettere sulle prossime metodologie. Sono incuriosito dall'idea di astratto e ingenuamente lascio che prenda le forme necessarie, senza troppo interagire.

Quando è nato il progetto delle t-shirt?
Nel 2002, come esigenza di autoprodurre del materiale per il gruppo musicale di cui facevo parte: i With Love. Principalmente ho utilizzato la serigrafia, sempre a mano, libera da registri, e in questo senso si è sviluppato anche il mio segno, astratto e cangiante. Ora oltre alle collaborazioni con Marsèll Goccia, Codalunga, Replay, Dumb Skateboards e la Fondazione C.Buziol seguo la mia linea che è grossomodo divisa in 3 sezioni, tutto sempre stampato con serigrafia a mano e numerato: una sezione di pezzi basic in tirature limitate, una di pezzi unici e la terza di veri e propri vestiti ricavati appunto da stoffe interamente serigrafate.

Come si sta evolvendo?
Cresce con me, e con le nuove collaborazioni. In questo momento mi sto concentrando sullo sviluppo dei modelli, e sto preparando stoffe e grandi tele serigrafate, che vengono poi tagliate per costruire dei vestiti. Sto anche preparando dei collage di vestiti.

Quale sarà il prossimo passo?
Non ho una meta precisa, ma sono fiducioso: so di dover andare avanti. Se ci credi, i progetti crescono. Ho scelto di vivere in montagna, qui è un po' difficile trovare le persone giuste con cui collaborare e si è più isolati, però si ha anche più tempo per pensare e per stare tranquilli. Penso che il lavoro lentamente si trasformerà e diventerà in un certo senso più riflessivo consentendomi sempre di più di mescolare le mie arti.

(febbraio 2010 - fabiana salsi)