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RMI XX EDIZIONE/ Moda e sviluppo sostenibile per un progetto sul cotone biologico in Burkina Faso

23 luglio 2010

Riccione, 23 luglio (BOOP.NEWS) = Un progetto presentato nella sezione ricamo di RiccioneModaItalia dello scorso anno, la scelta di utilizzare materiali bio e di riciclo e la propensione a scoprire all’interno del sistema moda, scenari alternativi che escono dai canoni usuali e dai calendari concordati. Con questi presupposti è iniziata l’avventura nel fashion system, made in Africa, di Federica Manenti, 24 anni, di Venezia.

“Lo scorso anno avevo presentato due tute che diventavano borse, in cui le grafiche erano ricamate con cotoni biologici e comunque avevo utilizzato materiali di recupero, per questo oltre alla sezione specifica del ricamo ero stata inserita in quella del ‘Filo che unisce’ - spiega la giovane designer - trasversale alle categorie merceologiche, ma caratterizzata dal fil rouge del riciclo e dell’utilizzo di materiali naturali”. Due tute, quindi, per iniziare, oggetto della tesi presentata al termine del corso di studi a Firenze in Cultura e stilismo della moda, che sono servite a Federica come lasciapassare per farsi notare da quelli del ‘Filo che unisce’ e da Helvetas, ong che si occupa di progetti di cooperazione e sviluppo in molti paesi del mondo.

“Abbiamo scelto Federica e l’abbiamo portata per due mesi in Burkina Faso - ha spiegato Pierluigi Agnelli direttore dell’associazione Helvetas - a curare il nostro progetto sull’agricoltura sostenibile, legato al cotone biologico, un progetto nato nel 2004 che sostiene il tessile locale che proprio in questi anni ha capito la necessità di specializzarsi e di puntare sulla qualità, non potendo sostenere il confronto dei prezzi al ribasso di India e Cina”. “Sono stata in Burkina e ho lavorato a contatto diretto con le cooperative tessili presenti sul territorio, seguendo filatura, tessitura, tintura naturale, tutti passaggi fatti in laboratori artigianali, ma anche la parte della confezione” ha raccontato la stilista, sottolineando “l’entusiasmo con cui queste donne guardano all’Europa e al mondo della moda italiano e francese, portati sempre a modello. Per loro è straordinario poter lavorare con qualcuno, che faccia parte di questo mondo, anche se agli esordi come me”.

Durante la permanenza in questa parte dell’Africa - dove la produzione del cotone è tra le maggiori in assoluto - Federica ha sviluppato un progetto per la realizzazione di una sorta di pareo, inteso come capo molto versatile che grazie a cordoni e aperture non fisse, si può facilmente trasformare in un abitino, una gonna o anche un pantalone. “Bisogna pensare a capi facili, concreti e fattibili in quel contesto, con quelle macchine e con le tinture naturali per cui la gente di queste zone è così specializzata”, ha continuato, mostrando tessuti realizzati in loco dai colori affascinanti e originali, fatti a partire ad esempio da citronella, piante o altri elementi presi a prestito dalla natura.

Quest’anno il team del ‘Filo che unisce’ e di ‘Helvetas’, sono presenti a RiccioneModaItalia per selezionare tra i finalisti uno stilista che segua le orme di Federica e vada in Burkina Faso a proseguire il progetto da lei iniziato lo scorso anno. Per continuare un percorso che l’associazione nata nel 2008 nell’ambito di AltaModaRoma, ormai radicata anche nell’ambito della kermesse riccionese, porta avanti con grande coraggio e impegno, creando link virtuosi tra associazioni di cooperazione e sviluppo come Helvetas e realtà legate al mondo della formazione e moda come CNA. (Gir-BOOP.NEWS)