La moda è un mestiere da duri

Roma (BOOP.NEWS) = Le parole sono importanti (ricordate lo schiaffo di Nanni Moretti in Palombella Rossa?). Bisogna saperle trattare con cura, adulare, accostare l’una all’altra con grazia, a volte provocandole e alterandone il significato, per attirare l’attenzione, far riflettere, talvolta anche solo far sorridere. Nell’ultimo libro di Fabiana Giacomotti, La moda è un mestiere da duri, si vede che c’è molto amore per le parole, fin dal titolo, così assertivo, sicuro, finalmente qualche certezza, in questo mondo di indecisi.

La certezza viene dal lungo percorso professionale dell’autrice, vissuto ad alti livelli nel mondo dell’editoria italiana e internazionale, a contatto con i diretti protagonisti di un mondo di cui tanti parlano, ma pochi sanno. Perché per sapere non basta accontentarsi della superficie, di una decina di minuti di sfilata, di un comunicato stampa, di ciò che viene messo in vetrina, ma bisogna scavare, scostare le tende, alzare i tappeti, fare domande scomode, non accontentarsi di quello che ci viene mostrato e anche dimostrato. Qui il paradosso che rende il tutto intrigante e insieme difficile da decifrare per chi è al di fuori: il mondo dell’immagine, per capirlo e raccontarlo veramente, bisogna epurarlo dalle immagini stesse, tradurre gli ologrammi proiettati in conti economici, giri di poltrone, strategie molto complesse.

E allora da dove viene il marchio a fuoco della frivolezza che da sempre accompagna la moda, che anche in uno scenario come quello italiano, per cui la moda è tradizione, ma anche business, brand, creatività, innovazione, permette che ce ne si liberi senza troppi pensieri? (lo dimostrano le numerose vendite di aziende made in Italy negli ultimi anni). La risposta è a pagina nove della prefazione a firma di Giacomotti: “la moda è disposta a pagare il prezzo altissimo della vacuità piuttosto di rischiare quello, letale, della noia ragionieristica”. Del resto, si legge, questo non è un libro sulla moda, non quella moda da cartolina o da blog post, ma sulla società che la moda racconta, rappresenta e nel migliore dei casi anticipa e critica. La moda siamo noi, è identità, anima e valori, ma anche sangue e corpo. Massima levità e dura concretezza. E’ un mestiere, tornando al geniale titolo, e già su questo insistiamo, mestiere, sapienza, studio, impegno, da duri, nel senso che se non sei disposto a pagare quel prezzo non ci entrerai mai dentro fino in fondo. E quindi non lo potrai raccontare.

E’ la dura legge che incombe sui professionisti della moda, l’esser tacciati di frivolezza, snobbati da “quelli che si occupano di cose più importanti”, per essere poi rincorsi quando serve un occhio tagliente e acuto sulla società contemporanea. Perché di questo si tratta, tra le pieghe di un abito, nella scelta di un colore, di un vestito o di accessorio, si possono nascondere pregevoli indizi per leggere l’oggi, conoscendo a menadito il passato e avendo la capacità di proiettare tutto ciò nel futuro. Roba da duri o no?!!

‘La moda è un mestiere da duri’, edito da Rizzoli, raccoglie 24 articoli scritti negli ultimi dieci anni da Fabiana Giacomotti per quelli del Foglio, quotidiano “club”, per cui lo stile dell’autrice calza a pennello, selezionati insieme a Giuseppe Sottile, cronista palermitano di lungo corso, responsabile dell’inserto culturale del quotidiano oggi diretto da Claudio Cerasa. Anche per chi conosce i testi, avendoli letti nel corso degli anni, poterli consultare tutti insieme in questa raccolta assume un significato diverso, ne vale la pena. Perché se è vero che “la moda è uno di quegli argomenti su cui tutti, per il solo fatto di non uscire di casa nudi la mattina, sentono di poter dire la loro” (cit. Giacomotti, Lo stilista dilettante, settembre 2012), c’è pur sempre una bella differenza tra questo e lo scriverne (e leggerne di conseguenza), come si diceva una volta, in punta di penna.

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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