Lo spettacolo di Tiziana di Masi contro la contraffazione per #whomademyclothes?

#whomademyclothes?

L’etica non va di moda. Il boom delle contraffazioni – a cominciare dal marchio più prezioso per l’Italia e più contraffatto a livello mondiale ovvero il made in Italy – crea danni a tutti, anche a coloro che credono di acquistare un capo di abbigliamento o un accessorio a un prezzo inferiore, alimentando un business che crea ricchezza per pochi (le mafie che si arricchiscono con i proventi del falso) e povertà per molti.

Tiziana Di Masi torna a Fashion Revolution Week, di cui fu protagonista anche lo scorso anno a Milano, con “Tutto quello che sto per dirvi è falso”, primo spettacolo di teatro civile dedicato all’emergenza contraffazione. La rappresentazione teatrale andrà in scena sabato 22 aprile a Bolzano, teatro Cristallo, con inizio alle 20.30.

La lotta alla contraffazione e alle mafie, che gestiscono il commercio dei falsi ricavandone immensi proventi al riparo da ogni crisi (+4,2% il fatturato stimato negli ultimi tre anni dal Censis), inizia dal basso. “La libertà è partecipazione”, afferma Tiziana Di Masi, “e i nostri acquisti sono il primo e più immediato strumento di partecipazione politica, perché tutte le volte che scegliamo un prodotto noi contribuiamo al cambiamento. Comprare è un atto politico”.

“Non possiamo illuderci di combattere i falsi, che sono la più subdola e redditizia attività delle mafie proprio perché mascherata da una presunta accettabilità sociale, soltanto attraverso la repressione. Da tre anni, con questo spettacolo, racconto al pubblico cosa c’è dietro la contraffazione per far capire alle persone che comprano il falso chi ci guadagna davvero”.

Ma la contraffazione non riguarda solo i marchi commerciali. Il consumatore viene costantemente ingannato sull’origine dei prodottied è indotto ad acquistare beni apparentemente italiani, in pratica realizzati totalmente all’estero, senza che le aziende siano costrette a dichiararlo.

Fashion Revolution Week è una campagna fondata sull’hashtag #whomademyclothes e che si tiene in occasione dell’anniversario della tragedia del Rana Plaza in Bangladesh, fabbrica-lager di abbigliamento crollata il 24 aprile 2013, causando la morte di 1.138 persone. In quella fabbrica venivano prodotti capi d’abbigliamento per molti brand occidentali utilizzando personale retribuito con stipendi da fame e senza alcuna tutela sindacale.
La mancanza di una tracciabilità totale delle produzioni è uno dei punti chiave dello spettacolo interpretato da Tiziana Di Masi, che pone l’accento sull’assenza di garanzie per i lavoratori del terzo mondo e per gli stessi consumatori, che sanno poco o nulla sull’origine di un prodotto. Sfortunatamente l’Unione Europea, premio Nobel per la pace, è tra i principali protettori di coloro che non intendono dichiarare l’origine del prodotto, avendo bloccato (su pressioni dei paesi del nord Europa, i principali delocalizzatori)ogni tentativo di imporre l’obbligatorietà del marchio di origine.

Dal 24 al 30 aprile, in tutto il mondo, milioni di persone aderiranno alla campagna organizzata da Fashion Revolution, indossando i propri capi al contrario per mostrare le etichette e chiedendo una maggior trasparenza nella supply chain della moda. Tiziana Di Masi sarà tra questi. Perché oggi, più che mai, è urgente chiedersi: #whomademyclothes?

 

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Dal debutto, avvenuto nel 2013 a Venezia,  “Tutto quello che sto per dirvi è falso” ha girato tutte le regioni d’Italia tra teatri, piazze, convegni e perfino luoghi tipici di commercio dei prodotti falsi, come spiagge e mercati, con la sua chiave narrativa semplice, immediata, divertente ed efficace, per diffondere alcuni concetti chiave: la risposta all’economia illegale delle mafie, che gestiscono il business dei “falsi”, deve partire “dal basso”, tutelando attraverso il consumo consapevole quelle produzioni che creano ricchezza diffusa e lavoro regolare. È un messaggio che dalla società sale alla politica, affinché sia in grado di tutelare i consumatori approvando leggi che impongano informazioni corrette sui prodotti e che difendano, partendo dall’Europa, il nostro marchio più contraffatto: il made in Italy. Questo percorso è stato riconosciuto dal Parlamento italiano, che ha ospitato il 26 maggio 2015 una replica molto speciale presso la Camera dei Deputati.

Ideato e scritto dal giornalista Andrea Guolo, il progetto  semina cultura della legalità partendo dal confronto con un pubblico consapevole per trasmettere il senso del Made in Italy non solo nell’ottica economica o in termini di valorizzazione di brand, ma anche come scelta di campo per difendere il valore della comunità, la salute, la sicurezza dei consumatori, la legalità. Obiettivi condivisi da un gruppo sempre più vasto di soggetti istituzionali, a partire da coloro che hanno deciso di sostenerne la produzione: Regione del Veneto-Assessorato all’Agricoltura e Tutela del Consumatore, tavolo congiunto Sistema Moda Veneto (Confartigianato, Cna, Confindustria, Confesercenti e Confcommercio) e principali Associazioni dei consumatori del Veneto. A questi si sono aggiunti importanti patrocini nazionali e internazionali: Commissione Europea, Ministero dello Sviluppo Economico, Anci, Indicam, Agenzia delle Dogane, Ancc/Coop, Cgil, Cisl, Uil, Libera, Arci, Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano Dop, Confartigianato Imprese, Cna Federmoda, Confcommercio, Confesercenti, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Grana Padano Dop.

Info: www.tuttofalso.org

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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