Mangia, prega, ama: un testo e un libro per riflettere

Mangia, prega, ama

di Elizabeth Gilbert

Rizzoli

La ricerca della felicità in tre tappe. Accantonati momentaneamente sesso e coinvolgimenti sentimentali, Liz, interpretata sul grande schermo da Julia Roberts in un film di Ryan Murphy, raggiunge l’Italia, summa e rappresentazione di quasi tutto il peggio del Belpaese (evidente soprattutto nel film), dove sembra che il tempo si sia fermato agli anni 50. E dove soprattutto l’equivalenza Italia = pizza, mafia e spaghetti (o scooter secondo una più recente interpretazione autentica edita sotto forma di appicazione per iPhone) parrebbe uno stereotipo ben lungi dall’essere abbandonato. Un paese dove gli uomini o corteggiano le donne, o impersonano la miglior specie di bamboccione, per usare un termine di stretta attualità. Tutto questo ci ha fatto male, ma vien da chiedersi se gli autori hanno preferito utilizzare uno stereotipo per ottenere un certo effetto narrativo, oppure se manca una verifica alla fonte. Oppure ancora se noi italiani dobbiamo ammettere un deficit di comunicazione.

Il viaggio di Liz prosegue in India e si conclude a Bali. Questa è la parte migliore del libro e certamente del film, dove uno Javier Bardem, alla sua peggiore prova di attore, ci fa dimenticare tutto il resto. A lui, davvero, si perdona tutto.

La trama:

Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello che ha, e fa qualcosa di cui non si sarebbe creduta capace: si mette a pregare. Come reagireste se Dio (o qualcosa che gli assomiglia) venisse a toccarvi il cuore e la mente, non per invitarvi alla pazienza e alla rassegnazione, ma per dirvi che avete ragione, quella vita non fa per voi? Probabilmente fareste come Liz: tornereste a letto, a pensarci su. A raccogliere le forze, perché il bello deve ancora venire. Un amarissimo divorzio, una tempestosa storia d’amore destinata a finir male e, in fondo, uno spiraglio di luce: un anno di viaggio alla scoperta di sé. In questo irresistibile diario-confessione, Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo.

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