Marcella Zoli indaga la relazione di coppia quando arriva un bebè

Roma, 19 febbraio 2016 (BOOP.NEWS) = Marcella Zoli indaga la relazione di coppia alla rivoluzione della nascita di un figlio. Con la nascita di un figlio si mette infatti in discussione la grande promessa: «Io e te, insieme, per sempre». Infatti “lui” -il figlio- si metterà immediatamente al posto del padre e la coppia dovrà lottare per tenere “insieme” e “per sempre” quel che rimane della promessa.

Come nasce l’idea di questo libro?

L’idea del libro nasce sei anni fa, quando, dopo la seconda gravidanza, mi sono accorta che stavo rivivendo le stesse problematiche di relazione con mio marito che avevo vissuto con la prima. Mi sembrava di recitare un copione e più mi guardavo attorno e più mi rendevo conto che non ero la sola. Il mio background universitario ha fatto il suo mestiere e ho costruito nella mente un brogliaccio teorico che spiegasse, per prima a me stessa, che cosa stava succedendo e che cosa era successo ai miei genitori, agli amici separati, a quelli in crisi. Poi, per cinque anni ho raccolto le testimonianze di chi, come me, aveva vissuto l’esperienza della genitorialità e ho approfondito la materia su libri, blog e web riconducendo l’esperienza alla teoria.

A chi si rivolge il volume?

Il volume si rivolge direttamente alle coppie che aspettano o che hanno appena avuto un figlio (non necessariamente il primo) perché vorrei fornire a chi lo legge un nuovo paio di occhiali che riflettano un modo diverso di guardare la realtà e che permetta alle coppie di trovare una strada alternativa all’autostrada d’incomprensioni e aspettative tradite che porta spesso verso la rottura. Il curatore Adriano Gatta dice che il libro è molto utile non solo per i neogenitori ma anche a chi ha già vissuto queste dinamiche relazionali senza averle mai capite, in quanto tra le pagine si potranno trovare finalmente alcune risposte.

Quali sono i più comuni errori che portano alla crisi di coppia dopo la nascita di un figlio?

Il più grande errore che porta alla crisi della coppia dopo la nascita di un figlio è la mancanza di consapevolezza di quello che l’altro sta vivendo e che è comune a quasi tutte le coppie in questa situazione. L’intenzione principale è stata quella di puntare il focus su quello vive l’uomo. L’uomo che subisce il cambiamento di un figlio, anziché agirlo come fa per sua natura la donna. Le interviste che ho effettuato, infatti, sono state prevalentemente a padri che mi hanno dimostrato, nella maggior parte dei casi, di vivere queste dinamiche relazionali in modo inconsapevole. Ne è un esempio l’ultimo libro di Fabio Volo. Il neopadre che descrive Fabio Volo si sente tradito dalla propria compagna soprattutto nelle aspettative: «Nessuno dei due poteva immaginare che, a un certo punto, girandoci verso l’altro ci saremmo trovati davanti un estraneo» (pag. 111, Fabio Volo, È tutta vita, Mondadori, Milano, 2015). Consapevolezza significa comprendere le modifiche dei bisogni, le aspettative di ruolo, i livelli di motivazione diversi, le questioni di spazio, i punti di partenza di ciascuno, la necessità biologica e i ruoli sociali, nonché le dinamiche di potere che agiscono nella coppia prima e dopo la nascita di un figlio.  

Tra le dinamiche relazionali affrontate nel libro c’è il grande tema del tradimento che coinvolge prima l’uomo poi la donna in momenti diversi ma che accompagna inevitabilmente la coppia in questo percorso. Dal semplice tradimento delle proprie aspettative, alla ricerca di oggetti d’amore alternativi e di conferme di rinascita, il tradimento è il secondo grande errore che porta la coppia alla crisi. La metafora del piatto rotto che utilizzo è significativa nel senso che, mai come in questo caso, sarebbe opportuno prevenire, in quanto, alle volte chiedere scusa non basta.

Come evitarli?

Per evitare che la coppia scoppi propongo quattro chiavi strategiche che si possono utilizzare per superare indenni questo difficile momento: consapevolezza, confronto, volontà e perdono. La consapevolezza degli schemi di base che la donna e l’uomo affrontano in questo specifico momento della vita è la prima chiave. Poi c’è il confronto inteso come comunicazione tra i due elementi della coppia, in ogni forma possibile: partendo da noi stessi, passando dal contenuto e dalla forma di ciò che esprimiamo e arrivando all’ascolto attivo del nostro partner. Se vogliamo davvero superare questo momento insieme, dobbiamo utilizzare la nostra volontà e immettere quotidianamente energia nel nostro sistema-coppia. «Ogni forma o stato tende naturalmente all’entropia, al disordine. La coppia non è immune all’entropia. Immettere energia nella coppia significa continuare a investire psicologicamente e quotidianamente sul noi. Pochi riuscirebbero a non lavarsi, pettinarsi, radersi per un mese ma se lo facessero vedrebbero sul proprio corpo i segni dell’entropia. E fare tutte le cose di cui sopra richiede un certo grado di sacrificio e, quindi, di volontà. Molti però riescono a non occuparsi della loro relazione per settimane e, poi, sono capaci di lamentarsi perché regna il caos e la confusione» (pag.99).

Ultima chiave è il perdono. In una società dove è più facile buttare via le cose rotte che ripararle, il perdono è diventato un gesto inusuale, più facile è arrendersi. Ma il coraggio di intraprendere la strada del perdono o, meglio, di prevenire tutte quelle cause che ci porteranno a dover perdonare, è la prima forma di amore che dobbiamo a noi stessi, alla persona che abbiamo a fianco ma soprattutto ai nostri figli.

Quanto ha contato la tua esperienza di vita nella scrittura del libro?

In questo libro ho utilizzato tutti  quelli che io definisco “i ruoli sociali” di ogni donna: c’è la compagna, la mamma, la figlia e la lavoratrice. L’esperienza di vita personale di compagna e mamma è stato il motore che ha dato vita a questo progetto, l’esperienza nella gestione delle risorse umane in azienda, come formatrice in aula e prima ancora come laureata che svolge un progetto individuale di ricerca sociologica ha dato sostanza al libro e l’esperienza di essere figlia in mezzo alla coppia ha fornito il fine ultimo. «Dal primo giorno in cui ho iniziato a lavorare a questo progetto ho sempre pensato ai bambini, quelli che ci ascoltano anche quando non li vediamo, quelli che dormono una notte a casa del papà e una notte a casa della mamma, quelli che si sentono presi nel mezzo. Se e quando un solo un bambino, per una sola volta, si sentirà un po’ meno preso nel mezzo, questo libro avrà raggiunto il suo scopo».

Hai intervistato altre famiglie?

Per dare sostanza al quadro logico costruito, nel corso degli ultimi 6 anni, ho intervistato numerose persone, in forma codificata e non. Alcune coppie sapevano di essere intervistate sul tema in oggetto, altri mi hanno fornito in forma spontanea e spesso individuale la loro testimonianza. La prevalenza degli intervistati è stata sesso maschile e di persone separate/divorziate. Ci tengo a sottolineare che alla base di questo saggio non c’è un’indagine di ricerca sociale che ne dimostra il valore scientifico. Il campione intervistato è causale e le interviste sono di tipo qualitativo, difficilmente generalizzabili.

Hai in mente altre pubblicazioni sul tema in futuro?

Per quanto riguarda il futuro mi piacerebbe da un lato regalare struttura scientifica alle chiavi strategiche proposte, con un testo in collaborazione con un dipartimento universitario, dall’altro dare più spazio alle esperienze dei singoli sul tema, magari con una raccolta di esperienze di persone che hanno condiviso o meno i contenuti del libro.

Contatti: www.marcellazoli.it

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