Patrizia Finucci Gallo, il salotto come avamposto culturale festeggia 7 anni

Si parla spesso di salotti, ma quasi mai in maniera positiva, e invece scavando al di là delle apparenze, si scopre che la formula, se organizzata con lo spirito giusto, può assolvere la funzione di avamposto culturale, di roccaforte di un intrattenimento che miri alla diffusione della cultura e delle arti, a far conoscere le persone e metterle in rete. A offrire momenti di approfondimento, leggeri ma non banali. Avercene di salotti così. Quando vivevo a Bologna non mancavo mai al salotto di Patrizia Finucci Gallo, scrittrice e blogger, che di recente ha festeggiato i sette anni dell’iniziativa, con amici, scrittori, musicisti, poeti, artisti. Abbiamo intervistato la padrona di casa e con occasione le auguriamo 100 di questi salotti!
Come nasce l’idea di questo salotto e quando?
Il salotto è stato il giusto compromesso fra la gestione di mio figlio, allora minorenne, e la mia voglia di uscire, ascoltare musica, dibattiti, conferenze.  Mi piaceva che Alessandro crescesse in un clima culturale, che si formasse ascoltando menti illuminate, che i libri e la letteratura in genere fossero come un gioco al quale prendere parte una volta alla settimana. Gli piaceva molto quell’ambiente, mi aiutava a preparare le serate. Sono stati anni bellissimi, indimenticabili. La casa era piena di giovani creativi, di pittori affermati, scrittori, giornalisti, attori di teatro, fotografi, ognuno con le sue storie da raccontare. E lui le ascoltava tutte, apprezzava in particolar modo il poeta Gregorio Scalise e quando Alessandro scrisse il suo primo libro di poesie Passo e penso fu proprio Gregorio a presentarlo. Oggi è grande, qualche volta quando facciamo il salotto resta insieme a noi ma spesso esce con i suoi amici. Però quando rientra si ferma con gli ultimi ospiti rimasti a finire la serata.
Ti ricordi il primo?
Al primo salotto eravamo una quindicina, gli storici di allora che ci sono ancora e ci seguono da tanti anni. Si parlava di filosofia presentando insieme a Vladimiro Zocca un’iniziativa molto interessante di Nico Perrone, giornalista dell’agenzia di stampa Dire, che aveva organizzato a Bologna il caffè Philo, un luogo dove discutere appunto di filosofia.
Chi ha partecipato alla grande festa del 30 maggio?
Il 30 maggio è stata una festa bellissima, emozionante, eravamo più di 40. Negli anni il salotto si è evoluto, sono passate tante persone, si è in un certo senso brandizzato, come direbbero gli esperti di comunicazione. Ho indossato gli abiti della stilista romana Ninni Senza Freni, l’area beverage è stata organizzata dall’azienda Le Siepi, il profumo come cadeau per gli ospiti è stato offerto da Nobile 1942 e si chiama 1001, una fragranza firmata dal grande Luca Maffei e dedicata proprio alla scrittura. Insomma c’è stata una preparazione in grande stile e una sorpresa: la cantante Aramà ci ha fatto sognare con la sua voce meravigliosa.
Quali ospiti in particolare ti ricordi, qualcuno ha lasciato il segno?
Amo tutte le persone che sono passate di qua, tutte in egual misura ci hanno regalato il loro tempo e un pezzo della loro storia. Ci sono stati appassionanti dibattiti pre elettorali, confronti sull’amministrazione della città prima con il commissario prefettizio e poi con il sindaco Virginio Merola intervistati da noti giornalisti come Roberto Di Caro, Rosalba Carbutti e Luca Orsi, recital di comici come Mario e Pippo Santonastaso, attori di teatro come Cosimo Cinieri e Tiziana Di Masi, moltissime presentazioni di libri di tutti i generi dal giallo di Grazia Verasani e Valerio Varesi ai noir di Marina Di Guardo allo storico di Eliselle, ai viaggi di Lorenzo Minoli fino ai temi più complessi della violenza sulle donne con Natascia Ronchetti, focus sui protagonisti del design italiano come Pietro Travaglini e sulla storia patria con il giornalista Francesco Ghidetti, ma anche editori,stilisti, artisti come Marcello Reboani o Roberto Pagnani. Ma l’elenco è troppo lungo e dimenticherei sicuramente qualcuno. ma un ricordo particolare che rimarrà nel mio cuore è stata la presenza al salotto di Giuseppe D’Agata, l’autore del noto romanzo Il medico della mutua, diventato poi film e interpretato da Alberto Sordi. Ho registrato l’intervista di quella sera dove ci raccontava davvero un mondo che non c’è più con sottile ironia.
Qual è lo spirito del salotto?
E’ quello della condivisione. Da noi si viene per raccontare e condividere, per far scoprire le eccellenze italiane in tutti i diversi settori, cibo e vini compreso.
In futuro ci saranno cambiamenti?
In realtà stiamo riorganizzando per settembre alcune cose. Il nostro è un pubblico attento che trasforma ogni serata in un evento virale grazie alla condivisone sui social. Quindi ci prepariamo a renderlo più mediatico con un canale video dedicato e una programmazione annuale.
Per contattare Patrizia Finucci Gallo e tenervi aggiornati sulle sue iniziative potete consultare il blog pfgstyle o la pagina Facebook pfgstyle 
Le foto sono di Alice Rainone

(Giulia Rossi - BOOP.NEWS)

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