Una casa a New York, di Gopnik Adam

Una casa a New York

di Gopnik Adam

Guanda

“A new York non è possibile alcun tipo di vita se non ci si forma mentalmente una rappresentazione privata della città – e queste mappe interiori, come scrisse Roger Angell, sono sempre dettagliate, sempre suddivise in quadrati locali, e sempre incompiute. Alla fine, la mappa privata risulta provvisoria come quella pubblica: non qualcosa su cui i nostri passi e le nostre esperienze traccino solchi sempre più profondi con il pasare degli anni; piuttosto qualcosa su cui nessun passo – nulla – sembra lasciare traccia alcuna. La mappa di soli cinque anni fa già non corrisponde più alla città che conosciamo oggi e tutte le New York che ci erano note in tempi più remoti sono ormai completamente sepolte. La New York che ho conosciuto bene, il mondo artistico di Soho di venti anni fa, oggi è svanita non meno di quanto lo sia Cartagine; la New Yorl dove io e mia moglie ci accingemmo a metter su ka nostra prima casa – la vecchia Yorkville dei ristoranti tedeschi e delle famiglie originarie dell’Europa dell’Est, con quella loro aria malaticcia – è ancora più sommersa, ua specie di Atlantide; la New York delle nostre amicizie, poi, quella in cui la luce venova dal fiume, e la gente portava il cappello e nelle notti torride dormiva a Central Park non solo è perduta, ma ormai è essenzialmente assimilata alla fiction: è Narnia”……..

La trama- utunno 2000: dopo cinque anni trascorsi a Parigi per lavoro, Adam Gopnik ritorna con la sua famiglia a New York, la città in cui, anni prima, era immigrato suo nonno, ebreo russo. È un amore speciale quello che lega il grande giornalista alla sua città, che da subito gli appare il posto ideale in cui vivere, anche e soprattutto se, come nel suo caso, hai dei figli piccoli. Queste pagine si popolano così di tutti i personaggi magici e bizzarri che circondano una famiglia newyorkese: insegnanti, allenatori, terapisti, amici e nemici. Da Bluie, il pesce rosso destinato a una fine molto hitchcockiana, a Charlie Ravioli, l’amico immaginario della figlia di Gopnik, che essendo per l’appunto un amico immaginario newyorkese è molto impegnato, troppo per giocare con la bimba. Nemmeno il dramma dell’11 settembre riesce a intaccare questo rapporto idilliaco con una città che ha tanto da dare ai suoi abitanti. La normalità del quotidiano vince sull’orrore, in una narrazione che mescola abilmente le barzellette ebraiche con i dibattiti sul problema della coscienza, i prezzi del mercato immobiliare e il significato recondito dell’arte moderna…

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