Teatro/ Amore, ingenuità, poesia, sogno…(Sillabari) di Goffredo Parise

When: 11 gennaio 2019 - 13 gennaio 2019

Where: Teatro Palladium, Piazza Bartolomeo Romano, 8, Roma

I “Sillabari” vennero scritti da Parise tra il 1972 e il 1982 in piena contestazione ideologica. L’Italia che lui amava in modo profondo era stata cancellata nei suoi aspetti politici, culturali, linguistici, ma anche paesaggistici e agricoli. 

Sono gli anni in cui la letteratura e l’arte si interrogano sul loro ruolo, gli anni dello sperimentalismo e Parise polemizzò aspramente con i maggiori critici del momento per l’uso che le nuove correnti letterarie facevano di un linguaggio spesso oscuro, mentre lui sentiva l’esigenza di utilizzare “parole semplici” senza tuttavia rinunciare a spiegare concetti difficili. 

Leggendo e rileggendo il complesso dei racconti riuniti nei due volumi dei “Sillabari” mi rendevo conto di essere di fronte a un vero e proprio romanzo autobiografico dove ogni sentimento era il pretesto per attingere alla memoria e rievocare paesaggi, persone conosciute e sensazioni provate. I personaggi stessi, le situazioni ricorrenti, le tematiche disegnano un andamento che assomiglia molto alla casualità della vita che attraverso il riflesso dei luoghi e degli incontri ci svela piano piano noi stessi.

L’ordine alfabetico nei “Sillabari” non ha una relazione stretta con il contenuto, ma il titolo ci orienta a dare un ambito di riflessione e alla fine, al centro di tutto il lavoro, ritroviamo sempre le tematiche di Parise (la malinconia, la solitudine, la morte) che dal suo primo romanzo, “Il ragazzo morto e le comete”, scritto 40 anni prima, si ricongiungono idealmente a questi racconti, chiudendo il cerchio di tutta la sua produzione letteraria.

Il tema del tempo che passa e non ritorna è uno dei filoni principali che abbiamo seguito rompendo le griglie dei racconti per tornare al materiale magmatico da cui lo scrittore era partito.  Oggetto delle osservazioni di Parise sono il tempo atmosferico che mutando influenza i cambiamenti dell’animo umano, ma anche l’attimo che fugge, il tic tac dell’orologio che ci permette di avvertire il fluire del tempo.  All’interno di questo solco lo sguardo malinconico di Parise sulla vita, le cose, le persone originato da una frattura insanabile tra la realtà e la fantasia. Questa malinconia durerà tutta la vita e costituisce il fondamento della tematica dello scrittore. 

L’altro solco che attraversa i racconti è quello della solitudine vissuta intimamente e della famiglia, la cui mancanza è sofferta tutta la vita e il cui calore Parise ritrova in alcuni incontri e amicizie nei luoghi della sua infanzia. 

Infine, passando attraverso l’illusione dell’amore ad attenderlo c’è il pensiero della morte, covato a lungo negli ultimi anni di malattia ma anticipato dai primi segnali di vecchiaia e accentuato dal passaggio ineluttabile del tempo.

Attraverso queste linee abbiamo posto al centro lo scrittore in una sorta di dialogo/confronto con se stesso nell’atto della scrittura dove i personaggi dei racconti gli fanno da specchio confrontandosi con la sua pigrizia, il suo ozio, il suo essere ostinatamente contro i tempi che cambiano, rivolto a un mondo che non c’è più e che non può più tornare. 

La polemica che scoppiò alla pubblicazione dei “Sillabari” per cui alcuni scrittori e intellettuali tacciarono Parise di essere disimpegnato e di pensare ai “sentimenti” invece di occuparsi dei problemi del mondo, può essere utile a comprendere l’uomo e lo scrittore che avversava sia le ideologie politiche che quelle legate alla moda e al consumismo sentendo invece l’urgenza della riscoperta dei sentimenti e della semplicità. 

Parise fu certamente una persona fuori dagli schemi, indipendente ed estremo nella sua ricerca della verità attraverso i viaggi, il giornalismo, la scrittura e la vita stessa. L’osservazione attenta e minuziosa dei paesaggi, dei silenzi, delle voci, degli sguardi, delle emozioni per Parise è essenziale proprio perché nella contraddittorietà della vita delle persone può nascondersi il senso ultimo dell’esistenza. Roberto Traverso

 

Ideazione e progetto Roberto Traverso e Lorenzo Loris

Regia Lorenzo Loris

Con Edoardo Siravo

e con Stefania Barca e Monica Bonomi

Scena Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini

Luci Alessandro Tinelli

Interventi video Lorenzo Fassina

Collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

 

11 e 12 Gennaio ore 20.30

13 Gennaio ore 18.00

 

Biglietti
Intero: 18 €, Ridotto: 12 €, Studenti: 8 €
Carnet 15 ingressi: 200 € (ridotto studenti 75 €)

Info e Prenotazioni
biglietteria.palladium@uniroma3.it
tel. 350 0119692 (orario 11,00-13,00 / 16,00 – 20,00)
Il botteghino apre due ore prima dello spettacolo. 

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